Pane e alfabeto
dalla cronaca di Bologna di La Repubblica — 14 ottobre 2006
Si analizzano impasto, additivi e qualità della farina. I fornai protestano, ma il sindaco impone che la qualità del pane sia migliorata. I prezzi però non diminuiscono. Il sindaco acquista un primo carico di farina (20 quintali) e la fa vendere nello spaccio aperto il 28 agosto sotto il voltone del Podestà. In ottobre decide di costruire un forno comunale in grado di produrre 150 quintali di pane al giorno (aprirà nell’ ottobre 1915). I fornai si lamentano, il sindaco tira dritto. Si mette d’ accordo con la latteria sociale di Sala Bolognese per fare arrivare il latte negli spacci comunali (5 nel 1915, 9 nel 1916, 15 nel 1917), compra due piroscafi per fare arrivare il grano dall’ Argentina e il carbone dall’ Inghilterra. Negli spacci comunali - siamo nel 1915 - si vendono anche conserva di pomodoro, «forma parmiggiana vecchia di primissima qualità», pesche e riso. E’ scoppiata la guerra e si stanziano i sussidi alle famiglie dei richiamati alle armi. I commercianti non solo protestano ma avviano anche una guerra legale. Dicono che alcuni spacci comunali sono «di proprietà del sindaco». In Consiglio c’ è chi grida: «Comune fruttarolo» e «Comune mugnaio». Una commissione comunale accerta che gli spacci non sono in regola. Zanardi ha usato soldi del Comune per aprire spacci in negozi di sua proprietà. «Non un solo soldo è andato però nelle tasche del sindaco». Il Prefetto, che avrebbe potuto mandare Zanardi in galera, accetta invece che gli spacci passino sotto un Ente autonomo dei consumi. Zanardi aveva il sostegno di quasi tutti i cittadini che con gli spacci potevano sopravvivere e che non avrebbero accettato la destituzione del primo cittadino. Ci sarebbe stati tumulti, e non contro il sindaco. Del resto, il socialista arrivato da Poggiorusco nel mantovano, non si lasciava certo intimidire. Contro «la città della rendita e dei bottegai» usava anche l’ ironia. «La Camera di commercio dice che, se l’ olio venduto è scarso, la colpa è dei commessi che non sanno usare il misurino. Non sarà inopportuno notare che, evidentemente questi giovani hanno il vizio organico della diminuzione del peso». Anche con i proprietari di case lo scontro è pesante. Il nuovo regolamento d’ igiene impone latrine «a cacciata d’ acqua» in ogni appartamento e la chiusura dei pozzi inquinati. Il Bollettino dell’ Associazione dei padroni di casa si lamenta perché «per tale regolamento si possono imporre lavori dispendiosi ai proprietari di case». Ma non c’ è nulla da fare: si debbono costruire le latrine, chiudere i pozzi, trasferire fuori dalla cinta muraria le stalle ancora esistenti e «montare un rubinetto in ogni appartamento». E non si perde tempo. Una commissione composta «dall’ assessore Oreste Vancini, impiegati comunali e cittadini volontari» ha l’ incarico di «visitare le case della città e constatarne - come ha scritto Nazario Sauro Onofri - lo stato di abitabilità». «Gli amministratori socialisti visitarono le 25.786 abitazioni esistenti entro la vecchia cerchia di mura… Furono riscontrati 2.002 inconvenienti di ordine igienico e 862 di ordine edilizio. L’ ufficio igiene intervenne immediatamente e nel giro di pochi mesi ottenne la chiusura di 457 pozzi malsani; la sistemazione di 339 alloggi; la riparazione di 307 latrine e la costruzione di altre 78. I proprietari delle case protestarono ma furono costretti a fare eseguire i lavori». Il sindaco che non parla e decide subito si occupa anche d’ altro. «Pane e alfabeto», era il titolo del «programma» elettorale. E Francesco Zanardi apre asili comunali e scuole, e anche i pomeriggi di studio, i doposcuola di oggi. Si inaugurano le prime mense per la refezione scolastica. Il sindaco apre cinque biblioteche nei quartieri operai e uffici decentrati che sono il preludio ai quartieri. Si apre anche la colonia comunale elioterapica di Casaglia, per bambini gracili e bisognosi di aria buona. Tutto questo mentre infuria la guerra, e Bologna si riempie di migliaia di profughi che hanno bisogno di un tetto e del pane. «In omaggio ai lavoratori combattenti» il sindaco socialista ordina che la bandiera venga esposta alla torre del palazzo comunale. Ci resterà fino alla fine della guerra. Come ricompensa, subito dopo la vittoria, il 5 novembre 1918 Francesco Zanardi e altri socialisti vengono aggrediti e bastonati da un gruppo di interventisti in piazza Vittorio Emanuele II, oggi piazza Maggiore. Durante il Ventennio, finirà al confino.



